We love Elizabeth

Cronache da unaltromondo


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Style: an Italian (mine, in this case) perspective

eleganza al maschile

Anni di frequentazione di inglesi e italiano hanno affilato le mie antenne, come ho scritto su unmapped.

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Addio, Luisona. In fondo ci mancherai.

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Mentre sbocconcello il mio (ottimo) panino al salmone con cream cheese di Pret-à-manger penso a che è buono, saporito e, soprattutto, fresco. Se non lo avessi comprato io e fosse ipoteticamente rimasto sullo scaffale, la sera, all’orario di chiusura, sarebbe stato buttato via. Questa è la policy severissima di Pret-à-manger: tutto quello che viene venduto è preparato in loco e resta sugli scaffali un giorno solo. Un solo giorno di vita, come le falene, per decine di sandwich, panini, sushi, zuppe, dolci e quant’altro.

Intorno a me mangiano con la mia stessa voracità un sacco di altre persone, per lo più giovani hipster in pausa pranzo (siamo a Shoreditch, gli hipster abbondano). E non posso fare a meno di pensare che tutta una generazione di giovani non saprà mai cos’è la “Luisona”, la pasta rancida dimenticata sullo scaffale del Bar Sport che tutti conoscevano ma nessuno si sarebbe mai sognato di ordinare. I bar di oggi, di qualunque tipo siano, non hanno più le Luisone di una volta. Se ci fossero arriverebbe immediatamente Health & Safety (o i Nas, in Italia) e farebbe un casino.

Non è che mi manchi la Luisona in sè. Faccio parte della schiera di persone accorte che non l’avrebbe mai ordinata, cosí come non ordinavo i panini con la mortadella un po’ rancida dei baretti di quartiere della mia gioventù. Ma non posso non pensare che anche lei, come la tv in bianco e nero (e tra un po’ la tv tout-court, le audiocassette, i DVD), fa parte della mia vita ma non di quella di molti altri che mi ruotano intorno.

Insomma, il tempo passa, io ho più ricordi degli hipster che mi stanno seduti a fianco, ma questo non mi fa sentire meglio. Anzi, ora che ci penso ‘sto panino al salmone, cosí fresco, mi sta quasi sullo stomaco.


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Nuove avventure

Non so da quato non scrivo qui e se lo faccio ora è perché sto pasticciando su altri possibili nuovi blog. Ma molto è successo dall’ultimo pezzo e quel molto giustifica la mia assenza.
Da giornalista freelance sono diventata nientemeno che editor-in-chief di un magazine che parla di tutto quello che a me interessa un sacco ma dovrebbe interessare anche i 500 mila italiani a Londra e tutti gli inglesi che pensano a quanto fighi siano gli italiani.
Eccolo qui, The IT Factor, del quale sto per chiudere il quarto numero (madonna, già il quarto!).italian_factor_3La copertina è quella del primo numero, nel quale abbiamo dato conto di un soffio di novità che vogliamo vedere nel nostro Paese. Avevamo appena vinto un Oscar per La Grande Bellezza e abbiamo voluto raccontare le storie di giovani artisti, designers, attori e cosi via dei quali possiamo andare fieri. La copertina è di Bea Crespo.

theITFactor-cover-#2Poi è arrivato il secondo numero, tutto dedicato alla casa e a come noi italiani vediamo il nostro nido. La copertina in questo caso è di Lorenzo Gritti.

cover-issue#3Potevamo non dedicarci alla famiglia, alla quale noi italiani siamo tanti legati? No, non potevamo e infatti abbiamo dedicato a mamma-papà-figlio-e-parentado-vario un intero numero, con una bellissima copertina a cura di Francesco Poroli.

Il prossimo tema è tutto dedicato al sesso. La cover è già pronta e sto per mandare il file allo stampatore. E finora è stato il numero più divertente da preparare.


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Marmellata a colazione

marmellateNotting Hill, fuori dal cancello di una normalissima casa. Una sedia con appoggiati alcuni barattoli di marmellata fatta in casa. Di fianco un cartello che recita più o meno “Caro cliente, serviti pure e lascia £3.50 nella cassetta delle lettere”.
Ho immaginato una signora di una certa età o con un bel po’ di tempo libero (io non avrei mai tempo di fare tutte quelle marmellate) che ha comprato troppa frutta, ne ha fatto composta, ha scoperto che non sarebbe mai riuscita a mangiarla tutta e ha pensato di metterla in vendita ai passanti. Cosí, standosene tranquilla in casa e mettendo le sue marmellate e la sua buona fede davanti al cancello di una strada in cui passa qualche migliaio di persone al giorno.
Non so, a fine giornata, quanti soldi c’erano nella cassetta e quante marmellate fossero state comprate. Non so nemmeno quanti, approfittando della buona fede della signora, si siano messi un barattolo in tasca senza pagare. Mi è sembrato, però, un bel gesto.


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Diario (fallimentare) di una Mamma Italiana

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La Mamma Italiana si alza presto, una domenica mattina, e ispirata dal sole che filtra dalla finestra (inglese, senza tapparelle ne’ persiane, accidenti) pensa di portarsi a letto un caffe’ e continuare a leggere il libro che ha iniziato la sera prima.
Ma una volta in cucina viene presa dal Sacro Furore Domenicale e decide che niente e’ meglio, per un pranzo familiare, di una pasta al ragu’. Non solo quindi armeggia con il Bimby e prepara l’Ottimo Ragu’ Italiano ma (abbiamo detto che e’ presa dal Sacro Furore Domenicale) si accinge a fare la focaccia e le tagliatelle all’uovo fatte in casa, tirando fuori dall’ultimo ripiano della cucina in cui giaceva dimenticata da anni la macchina per fare la pasta.

Mentre armeggia con la palla di pasta e si appresta a sfornare fili e fili di tagliatelle arriva il Figlio Adolescente Numero Uno a fare colazione e, dopo aver discettato di universita’ ed esami, le comunica che non torna per pranzo perche’ ha la partita di calcio in trasferta, anzi e’ gia’ in ritardo e, by the way, gli serve la macchina.
La Mamma Italiana pensa che le avanzera’ una porzione delle Ottime Tagliatelle Italiane ma, chissa’. forse si possono conservare. E va avanti ad armeggiare con la macchina impastatrice. A questo punto scende a colazione anche il Figlio Adolescente Numero Due, gia’ attaccato al cellulare sul quale digita furiosamente messaggi. Alla seconda ciotola di cereali (alcuni dei quali gia’ sparsi insieme a svariate gocce di latte sulla tavola), le annuncia che e’ stato invitato a vedere la partita del Chelsea e all’una deve essere gia’ fuori quindi non puo’ mangiare a casa ma non e’ un problema perche’ mangera’-qualcosa-all’hospitality-box-dello-stadio.

La Mamma Italiana guarda sconsolata il piatto di tagliatelle che tutto sommato non erano venute nemmeno male, osserva la cucina avvolta da uno strato di farina come se fosse piovuto il napalm e calcola che davanti a se’ ha le seguenti scelte: fare la Mamma Americana e farsi un gin tonic (ma sono le 11 del mattino), fare la Mamma Inglese e andarsene al pub a farsi una birretta (ma sono sempre le 11 del mattino), fare la Mamma Francese e andare a farsi una maschera, ipotesi che le sembra la piu’ accettabile. Le viene in mente un libro degli anni ’80 dello scrittore comico-demenziale-bolognese Freak Antoni che si intitolava “Non c’e’ gusto in Italia a essere intelligenti”. Ecco, non c’e’ gusto negli anni 2000 nemmeno a essere Mamme Italiane. Soprattutto se si hanno figli adolescenti.

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Pompei, provincia di Londra

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Non andate a Pompei nei prossimi mesi. Trovereste poco perche’ il meglio e’ finito in UK, sotto la magnifica cupola di Norman Foster al British Museum. Si e’ infatti appena inaugurata la mostra “Life and Death in Pompeii and Herculaneum” che ha venduto 50 mila biglietti solo nei primissimi giorni. E quello che sono riusciti a fare gli inglesi con i reperti storici e’ un dieci e lode in allestimenti: in pratica hanno ricostruito una casa pompeiana, con tutte le sue stanze – c’e’ anche una specie di vasca con effetto-acqua nel cortile – e hanno piazzato qua e la’ gli oggetti che la gente dell’epoca avrebbe avuto in casa: un bel mosaico per decorare la sala, un bell’affresco nella camera da letto, cibo (si’ cibo vero, fichi e cipolle, brucciacchiati dal vulcano ma li’ in tutto il loro splendore di svariati secoli), gioielli, vasi, ciotole. E persone: o almeno i loro calchi; non solo il famoso cane raggomitolato che viene travolto dalla lava e dai gas mentre cerca di liberarsi dalla catena ma una intera famiglia sorpresa – e lo si vede dalle posizioni – dall’eruzione.

Un affresco in mostra al British Museum

Come abbiano fatto a portarsi via cosi’ tanto da Pompei e’ presto detto: molto giaceva in qualche archivio in attesa di un restauro che mai sarebbe arrivato. Il British Museum (con i soldi di Goldman Sachs) ha aperto il portafoglio e, voila’, i londinesi potranno ammirare da qui al 29 settembre quello che i napoletani non hanno mai visto.

Foto: British Museum


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Una risata vi distendera’

Laughter

Ridere fa bene alla salute, si sa.  Lo yoga anche. Se poi si uniscono queste due cose, una pratica yoga e una sana risata, i risultati possono essere entusiasmanti. Non mettetevi a a cercare un insegnante di yoga particolarmente spiritoso, pero’. Basta iscriversi a una sessione di laughter yoga, lo yoga con risate, che viene praticato in vari luoghi a Londra. Non importa che la risata sia genuina, a quanto pare. Il nostro corpo (e le endorfine che vengono liberate) non distingue se dietro una risata c’e’ qualcosa che veramente ci ha divertito. Basta ridere e tutto si aggiusta. Dopo il fake orgasm anche la fake laugher. Ma non andava di moda la trasparenza?

Foto: http://daily.wired.it/news/scienza/2011/09/14/piu-ridi-meno-soffri-14442.html